venerdì 16 gennaio 2009

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Gaza: Sotto le bombe israeliane, la societa palestinese si ricompatta

di Claudio Accheri e Micaela Sperduti*

Bombe che esplodono e sirene delle ambulanze in sottofondo, la tensione è palpabile nell’Al-Shurouq Tower, il palazzo destinato ai più importanti media internazionali, situato nel centro di Gaza, che è stato colpito questa mattina dai tank israeliani.

“E’ una situazione surreale, in cui i giornalisti indossano elmetti e giubbotti anti-proiettile, come se dovessero andare al fronte, quando invece si trovano di fronte ai propri pc”, racconta Vittorio Arrigoni, l’italiano membro del Free Gaza Movement (Fgm), contattato al telefono da Osservatorio Iraq.

Nell’attacco israeliano all’Al-Shurouq Tower sono stati feriti in modo grave due cameraman palestinesi e almeno un giornalista della tv di Abu Dhabi. Puoi descriverci qual è la situazione in questo momento?
La torre è stata colpita questa mattina alle 11 dai tank israeliani, nonostante fosse stata precedentemente garantita la sicurezza dell’edificio da parte delle autorità militari di Israele. La deflagrazione ha colpito gli uffici della Reuters al 12esimo piano, in cui si trovavano alcuni giornalisti, due dei quali hanno riportato gravi ferite.

Da ieri notte i carri armati sono entrati nel centro della città, attualmente stanno presidiando zone sensibili, come ospedali e strutture civili, impedendo l’accesso a chiunque, compresi i soccorsi medici. Dalla testimonianza di un membro dell’International Solidarity Movement (Ism), che attualmente si trova presso l’ospedale di Alkud (a nord est di Gaza City, ndr.), i carri armati ed i cecchini hanno bersagliato più volte l’edificio, rendendo impossibile l’entrata e l’uscita al personale.

Negli ultimi giorni Israele è stato accusato di aver fatto uso di bombe al fosforo bianco, proibite dalle convenzioni internazionali. Che informazioni hai in merito?
Come sapete, questa mattina è stata colpita la sede dell’Unrwa (l’agenzia Onu per i profughi palestinesi, ndr) a Gaza. E’ stato lo stesso John Ging, direttore dell’agenzia, a dichiarare ufficialmente che l’edificio è stato sottoposto a ripetuti colpi d’artiglieria e all’utilizzo di armi non convenzionali al fosforo bianco.

Arriviamo all’aspetto politico del conflitto. L'impressione che si è avuta negli ultimi due anni è che Hamas a Gaza abbia, di fatto, spazzato via le altre forze politiche. Cosa sta accadendo ora? Ci sono altre forze che si stanno muovendo?
Parlando con i palestinesi, e secondo alcune informazioni frammentarie, attualmente nella città si starebbero muovendo diverse forze. E’ opinione comune che vi sia la presenza di una nuova “forza unitaria” nel paese, non sono più le sole brigate Qassam a muoversi, ma tutte le forze in campo, come il Fronte popolare e il braccio armato di Fatah, stanno operando nei territori. Uno dei risultati dell’operazione “Piombo fuso”, forse, è stato quello di riuscire a far avvicinare islamisti e marxisti.

Nelle ultime ore si parla di una possibile tregua. Che ne sarebbe dell’unione tra le diverse forze palestinesi una volta instaurato un cessate il fuoco?
Attualmente è impossibile dare una risposta a questa domanda, le condizioni di questo Paese e del suo popolo non possono fornire prospettive a lungo termine, i bombardamenti hanno distrutto gran parte delle infrastrutture, causando ingenti danni. Anche se le diverse forze politiche palestinesi dovessero costituire un fronte unitario, rimane il fatto che in queste condizioni le scuole e gli ospedali non possono continuare ad operare. Una loro possibile ricostruzione sarebbe realizzabile soltanto nel lungo periodo, almeno due anni. Anche se si raggiungesse una tregua è fondamentale la riapertura dei valichi, senza un simile provvedimento il cessate il fuoco non sarebbe altro che un prolungamento dell’agonia di Gaza, vista soprattutto la distruzione dei tunnel, l’unico mezzo con cui si riuscivano a reperire cibo e medicinali per la popolazione civile.

A tal proposito, questa mattina la Marina israeliana ha respinto la Spirit of Humanity, l’imbarcazione allestita dal Fgm per portare aiuti nella Striscia.
In base alle informazioni che possiedo l’imbarcazione è stata fermata prima di arrivare in porto. La Marina israeliana ha imposto, via radio, l’ordine di invertire la rotta immediatamente, pena l’affondamento dell’imbarcazione. Nelle esperienze precedenti, non vi erano mai state comunicazioni così esplicite e perentorie, neanche in occasione dello speronamento della Dignità. I passeggeri, principalmente medici, infermieri ed esponenti politici, hanno giustamente scelto di invertire la rotta visti i rischi per la propria incolumità fisica, ma anche per l’imbarcazione e il carico di medicinali.

Come agirà l’Ism nei prossimi giorni, come vi muoverete?
Alcuni membri dell’Ism sono dislocati a Jabalia (4 chilometri a nord di Gaza City, ndr.), dove numerose famiglie sono isolate, senza cibo e senza la possibilità di usufruire di assistenza medica. Vi sono alcune testimonianze relative alla presenza di cadaveri in putrefazione sulle strade. Le ambulanze, vista la presenza di tank e cecchini, pronti a sparare a qualsiasi cosa si muova, non riescono a portare assistenza medica. Anche la croce rossa e l’Onu non stanno intervenendo, visti i numerosi rischi.

L’Ism, nelle prossime ore, cercherà di muoversi all’interno di queste zone provando a fornire perlomeno l’assistenza sanitaria di base. Stasera alcuni membri si recheranno allo Al-Shifa Hospital (l’ospedale principale di Gaza City, ndr.), già colpito più volte dai cannoneggiamenti degli ultimi giorni, che rischia di essere ulteriormente attaccato nelle prossime ore.

* per Osservatorio Iraq

(15 gennaio 2009)

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